• Letture

Letture

In un vortice di polvere
Concorso letterario di Poesia e Narrativa 2015 sul tema Libertà, in collaborazione con Vydia Editore, 1° classificato sezione Narrativa.


Hai detto "Libertà"?

Dicono succeda sempre così. Prima un lieve, sottile ronzio, poi un soffio caldo. E ci si ritrova in quella strana sala dorata. In verità non si vede granché appena si è dentro, si sa di essere in molte, ma nessuna vede nessuna. Si sente nel cuore piuttosto. Ecco. Oh sì! Che pace... che gioia! Siamo tutte lì, fianco a fianco ma impercettibilmente un'unica essenza pulsante di vita.
La sala, che poi sarebbe un gran bel salone stile sala degli specchi di Versailles, pian piano prende forma in modo più nitido, mostrando dettagli nuovi che sembrano essere, ora, più vividi di tutto il resto. Vi sono due porte, una disposta a nord e l'altra poco più in là, a est. Esattamente di fronte vi è un divanetto interamente rivestito di velluto amaranto. Due posti, comodi. Il pavimento è un fluttuare di scintillanti colori che si rincorrono avanti e indietro, prima contraendosi poi espandendosi in un respiro infinito quasi ipnotico.
Oggi è il mio turno. Non posso certo dire di essere in ansia, qui non so cosa sia.
Il sottile ronzio man mano si trasforma in un soave “la” appena accennato. Poco dopo altre note si uniscono armoniosamente combinate in una danza musicale sublime e inesprimibile.
Ci siamo. Il grande portone oro, a nord, si spalanca.
Non aspettatevi che io vi dica cosa vedo, perché non vedo nulla di quello che voi intendete per qualcosa o qualcuno. Le stesse cose che ho appena descritto, come ad esempio il portone o il divanetto, sono ugualmente ben lontane da ciò che può essere tale per voi. Occorre comunque una descrizione che possa far afferrare il tutto tramite immagini convenzionali note. Una traduzione ottica. Mettiamola così: chiamerò ciò che entra dal portone a nord “La Voce”.
La Voce, quindi, si dispone sul divanetto e fa cenno di avvicinarmi.
«Prima che tu vada, hai domande?».
E io: «Sì. Parlami di ciò che troverò».
«Non posso certo elencarti ogni cosa. È bene però che tu sappia che avrai sempre la possibilità di scegliere».
«Scegliere... non capisco».
«È la parte più difficile ma anche la più bella. Sarai tu e sempre solo tu a scegliere per te. Avrai di norma due polarità opposte, a volte più di due. Tutte comunque riconducibili a due sentieri primari. Chiaro?».
«Non molto, anzi... per nulla. Aiutami a capire, te ne prego».
«Innanzitutto potrai scegliere se vorrai essere un uomo o una donna. Pensaci bene, perché già questa scelta ti porterà su cammini diversi. Non ve ne è uno migliore. Solo cammini diversi. Tutti ugualmente importanti per te. Poi avrai scelte continue da fare, fra più e più cose, eventi, fatti, persone».
«Mi sembra facile. Ogni mia scelta sarà sempre importante hai detto! Quindi avrò sempre la libertà di fare o non fare, se non ho capito male».
«Sì. Ma dovrai tener conto di ogni individuo e di ogni altra creatura esistente. Potrai perderti... potrai provare dolore... potrai far soffrire».
«Cosa è il dolore? Come potrei far soffrire? Cosa significa tutto ciò?» domando tutto d'un fiato.
«Il dolore è assenza di amore, così come la sofferenza. Sono aspetti diversi, e solo alcuni, del non-amore. Se anche cercassi di spiegarti precisamente in cosa consistono non capiresti, ora. Potrai vivere senza amore e...»
Interrompo di colpo La Voce senza neanche rendermene conto: «Come è possibile? Deve esserci un errore! Si dice così quando qualcosa non è giusto, si chiama così vero?».
Stranamente inizio ad avvertire emozioni nuove e contrastanti. Anche questo, dicono, accade quando si sta per partire.
«Cosa vuoi domandarmi ancora?». La Voce ha percepito subito la mia confusione, dal suo tono amorevole posso sentire quanta premura abbia, ma, c'è un ma. Mi chiedo come possa accettare tutto ciò e perché. Puntuale anche stavolta mi risponde: «Non sono io a scegliere. Ricorda quanto ti ho detto».
Resto in silenzio. Possibile che io avverta paura? No, impossibile! La Voce risponde nuovamente prima ancora che io dica una sola parola: «Sì, è possibile che tu stia provando paura».
Dovevo aspettarmelo. La Voce sente il mio battito. Eppure resta qui, ferma, solida, un pilastro al mio fianco, incrollabile. La sua presenza imperturbabile mi permette di turbarmi. Mi dibatto in un mare di emozioni sconosciute. Onde mi sovrastano. La Voce è al mio fianco.
Come un veliero nel bel mezzo di una tempesta cerco di far fronte a forze improvvise che vogliono farmi rovesciare. Mi ritrovo sommerso e poi di nuovo emerso, con un balzo rumoroso sbattendo d'un fianco mi tiro su a fatica, le mie vele schioccano coraggiose rispondendo al vento impetuoso. L'albero maestro si staglia deciso verso l'alto. Il mio capitano, con mano ferma sul timone, è con me. Siamo una sola cosa in mezzo a questo inferno. Lo posso sentire chiaramente. Faccio appello a tutte le mie forze, disperandomi ma non arrendendomi. Scelgo di affidarmi al mio capitano, restando il più possibile compatto e solido io stesso, ogni parte al suo posto, la prua, la poppa, i casseri, l'albero di mezzana, l'albero di trinchetto, i ponti e via via fino ad ogni più piccolo bullone ben nascosto in fondo, laggiù, siamo una sola cosa in mezzo alla tempesta. E non temo più nulla. Pian piano le onde rientrano. Le acque si placano. La navigazione riprende calma e con la rotta libera da ostacoli. Il vento mi sospinge. Il sole mi riscalda. Il mio capitano è con me.
Silenzio.
In uno stato di quiete, La Voce inizia a parlare: «Ciò che troverai sarà tutto e il contrario di tutto. Non stupirti per ciò che stai provando. Questa è la fase di preparazione. L'unico modo per renderti libera di essere ciò che sei è farti diventare, anche, ciò che non sei».
Inizio a comprendere. Cresce in me la voglia di provare, di dimostrare la mia natura, di sperimentare. Mi sento già un piccolo essere umano con gli occhi sgranati dalla meraviglia. Con questo stupore crescente mi rivolgo a La Voce: «Dimmi, voi dove sarete? Come potrò sapere che tu sei ancora al mio fianco?».
La Voce accenna un sorriso compiaciuto: «Noto che l'esperienza del veliero è sempre un ottimo esempio per farvi capire. Non sarai mai sola. Di questo, però, non potrai essere pienamente cosciente fin da subito. Ciò ti darà la possibilità di sperimentare e scegliere senza condizionamenti. Sei libera di essere come e chi preferisci. Il modo che hai per conoscere e conoscerti è un cammino disseminato di ogni sapore, colore, oggetto, animale, pianta, lavoro, gioco e via dicendo. I sentimenti saranno molteplici: amore, odio, gioia, tristezza, pace, rabbia. Questi ne sono solo alcuni. A te la libertà di provarli tutti. Più ti sentirai libera di essere te stessa più avrai la possibilità di utilizzare doni e talenti che saranno messi a tua disposizione, così che tu possa farne tesoro per il massimo bene tuo e degli altri. Ogni tua decisione avrà delle conseguenze e tali conseguenze potranno essere buone o meno buone. Dovrai rischiare, ma avrai sempre una bussola infallibile dentro di te: il tuo cuore. Sarà il nostro luogo di incontro, lì sarai come a casa. Quella sarà la giusta via che ti permetterà di usare al meglio la tua mente affinché tu possa ricordare chi sei. Perché questo? L'espressione più alta del mio Amore è darti la possibilità di scegliere qualsiasi cosa tu voglia, lasciarti libera di volare e poi, se e quando vorrai, tornare da me, a Casa. Un umano direbbe: “non posso tenerti sotto una campana di vetro per sempre!” Sei qui perché sei abbastanza forte da partire. Abbastanza forte da decidere cosa scegliere. Sei qui perché ti amo profondamente. E resterò qui, al tuo fianco, ad aspettare il tuo ritorno. Noi ci saremo sempre».
Avverto un calore crescente, sono pronta. La Voce mi fa cenno di aspettare: «È bene che tu sappia che avrai una dimensione spazio-temporale ben definita ogni volta che sarai pronta per nuove esperienze di vita. In termini umani potrà volerci molto tempo prima che tu riesca a ricordare chi sei. Ciò che per noi qui è un battito di ciglia per te potrà essere centinaia di anni. Fà buon viaggio, che tu possa onorare e trattare con il dovuto rispetto ogni essere vivente, a partire dalla tua nuova dimora». Detto ciò mi indica di guardare avanti a noi. Vedo una piccola sfera roteare dolcemente, si fa sempre più grande fino a raggiungere un diametro di circa venti centimetri. Distinguo acque di diversi colori, estesi altipiani, montagne rocciose, vegetazione di un bel verde brillante e bianchi ghiacciai. Sorrido felice. La porta oro, a est, si spalanca. Saluto La Voce: «Grazie, a presto», e di colpo il mio respiro è altrove.
Qui, ora, il mio nome è Martina. Ricordo di essere nata libera il 14 giugno dell'anno 1973.

125 km/orari

Decido di rallentare. Ho già camminato abbastanza e manca poco più di un'ora all'arrivo in città.
Qui il paesaggio è mozzafiato. Mi ha sempre affascinato fin da quando ci passavo da piccolo, stretto nella parte posteriore dell'auto di mio padre, un vecchio maggiolone verde acqua pieno di ogni bendidio. Anche allora avrei voluto rallentare, ma non c'era mai tempo. Mi dicevo “ci tornerò quando sarò grande e farò come dico io!”.
Così eccomi qua. Di passaggio. Di nuovo qui. Con più tempo, forse.
Rallento fino a farmi sorpassare in modo maleducato da un povero malcapitato su di giri “Ma và a quel paese!”, gli urlo dietro senza che possa sentirmi. Oggi rallento. Smettetela di rompermi ancora.
Sulla destra una via fatta di sassi si infila tra la vegetazione. Perfetto. La prendo senza neanche utilizzare la freccia. La percorro per un po'. Piano. Assolutamente certo di non incrociare altre auto, guido distratto guardando dal finestrino, attratto dagli alberi e dai colori contrastanti delle colline in lontananza. Non ho mai smesso di correre, in questa dannata vita che sembra dover essere sempre piena zeppa di impegni ad incastro da portare avanti con massima efficienza senza mai perdere il filo e via via via... veloce al prossimo giro, monta su, riparti, incastra, bene, avanti il prossimo. E via. Che senso ha. Mi chiedo come ho fatto a finire così. Io che ero “il ribelle”, quello che non sarebbe mai entrato nel “sistema”, io che avrei “volato lontano”, io che sognavo. Come ho fatto a dimenticare tutto...
Percorro lentamente la strada di piccoli sassi bianchi, priva incredibilmente di buche, fino alla fine.
Fermo la mia auto e decido di scendere, richiudendo piano lo sportello quasi a non voler far rumore. C'è uno slargo in fondo, un fiumiciattolo sulla sinistra, un magnifico mandorlo in fiore fa la giusta ombra su un prato incolto sulla destra. E davanti a me si apre l'orizzonte: dolci colline colorate di giallo, montagne poco più lontane appoggiate su un cielo celeste pastello. Alle mie spalle sento il calore del sole. Punto dritto sull'unica parte in ombra. Il rumore dei sassi sotto i miei piedi mi fa sorridere. Per un attimo torno a ricordare in un baleno le estati al mare sulla spiaggia di Marina Palmense e i miei piccoli piedi nudi che si contorcevano per raggiungere l'acqua indenni.
Distendo la mano destra sul tronco del mandorlo. Resto così per un po' a fissare un punto lontano fatto di verde e raggi di sole. Poi mi sfilo la giacca di lino blu e la metto per terra. Mi ci siedo su, lasciando le mie spalle riposarsi sul legno fresco dell'albero e mi fermo.
Inspirare, espirare, inspirare, espirare. Quando facevo yoga da ragazzo avevo capito, per la prima volta in vita mia, cosa fosse il respiro. Dopo un po' che sono seduto per terra cercando di ricordare le parole del mio maestro di allora, avverto il battito del mio cuore suonarmi in gola.
In quel momento inizio a guardarmi intorno e a vedere l'erba muoversi a rallentatore al passaggio di un soffio di aria. Persino le mie palpebre si chiudono e si aprono lente, i miei occhi osservano soffermandosi a lungo, le mie labbra socchiuse si inumidiscono.
Il tempo sembra fermarsi. Credo che l'andare sempre di corsa abbia avuto il vantaggio di non farmi pensare troppo. Sì, perché adesso ci sono cose a cui non avevo più pensato (voluto pensare) che ritornano d'un colpo e mi mettono a disagio. Non mi tiro indietro, comunque. Ho tutto il tempo stavolta. Dolori, delusioni, sconfitte, abbandoni, separazioni e chi più ne ha più ne metta.
Lentamente, c'è posto per tutti. “Venghino signori! Venghino!”. Oggi ho deciso di non scappare.
Leoni e clown, tigri e trapezisti! Fatevi avanti! Ha inizio lo spettacolo! Inspirare, espirare, inspirare, espirare. Un elefante dalla lunga memoria si abbevera sul fiumiciattolo alla mia sinistra per poi scomparire fra i cespugli e il canneto. Coraggio. Mi rannicchio piegando le ginocchia al petto, ci appoggio sopra gli avambracci e sopra ancora appoggio il mento, socchiudendo gli occhi tentando di non piangere. Una folata di vento inaspettata mi rinfresca dalla vampata di calore. Ecco allora che sento un calpestio sui sassi. Accidenti, proprio adesso che volevo starmene solo. Mi giro di scatto. Si fa avanti un anziano signore con cappello nocciola, bretelle di cuoio su una camicia a scacchi verde e marrone, pantaloni verde scuro e stivali di gomma. “Buongiorno! Tutto bene?” mi fa. “Sì sì grazie”, rispondo scocciato. “Anche io sa venivo spesso qua quando ero più giovane, mi aiutava a pensare e poi a non pensare più. Bello qui vero?”. Stavolta faccio solo un cenno con la testa. “Ah! Oggi avete sempre fretta! Il mondo è cambiato e non va bene. Chi va piano va sano e va lontano! Poi si lamentano tutti che le cose vanno male... sfido io!”. Ecco, ora inizia con i soliti luoghi comuni che tanto non sopporto. Ci mancava pure questa. “Tanti anni fa si fermò qui un tizio, così come lei. Stava seduto a prendersi un po' di tempo mi disse. Figliolo mio, il tempo prenditelo giorno per giorno non tutto d'un colpo che non è mica la stessa cosa, ad andar sempre di corsa si finisce per infilarsi nella cassa da morto che neanche te ne accorgi!”. Lo sapevo, un riferimento alla morte che ci attende non poteva mancare. Inizio ad innervosirmi. “Ascolti, deve scusarmi eh... non volevo disturbarla, solo ho ripensato a quel tizio con un maggiolone verde acqua... portava un bimbo in macchina e dormiva come un ghiro! Beati i bambini! Hanno tutta la vita davanti... loro sì che hanno tempo...”. Un tuffo al cuore, resto come pietrificato poi inizio a piangere senza pudore. L'anziano mi guarda, sorride, si riposiziona il cappello e se ne va. Piango e rido, scuoto la testa con le mani tra i capelli... e guardo quell'orizzonte sereno immobile davanti a me. Lentamente mi alzo, un po' tremolante. Pronto a riprendere la strada alla mia solita velocità.

Scritto per MAREMOSSO, N°1 Lentezza-Velocità
www.associazioneinfinito.it/maremosso